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Come sì beveva il vino ... nel medioevo
                                     Dal ceto popolare alla nobiltà, una unica filosofia di vita.

Quale libagione soprannaturale potrebbe mai
trovare il consenso sia del sacro che del profano medievale in ogni arco temporale, dai Celti ai Cristiani?

Nel lontano "periodo dimenticato"...
Il modo di bere vino non fu lo stesso e maggiore importanza sì è data al significato del gesto di consumare il vino.

La varibilità nel gusto e soprattutto i piacevoli effetti nel corpo e nello spirito hanno fatto del vino, in passato, una bevanda molto particolare; le conseguenze inebrianti dell’alcol e di altri componenti benefici, connotavano il vino con un’aura mistica, magica, religiosa fino ad associare a questa bevanda il nome di un dio, già in età ben piu antica di quella medievale. Si tratta di Bacco (divinità romana) e Dionisio, divinità greca, figlio di Giove e della principessa Semele.
Il vino diveniva così il tramite tra il mondo terreno e l’aldilà anche nella cultura celtica, il fluido capace di mettere in contatto con il soprannaturale; l’unica bevanda la cui assunzione rende simili agli dei, offrendo così, l’ estasi o illusione dell’eternità... la felicità! “Bevi il tuo vino con cuore allegro” (...la Bibbia in ecclesiaste)
Dalle culture greche a quelle celtiche bere il vino è stato un rito religioso.

Il vino ha mille funzioni o ruoli nella vita dell' uomo, se ciò è vero oggi, tantopiù nell antico passato! Dagli usi piu nobili o spirituali, quelli terapeutici o per una salute migliore, quello della meditazione, fino a quelli virili e seduttivi... (il vino buono funzionava veramente...), ma come una lingua può esprimere poesia ed una bevanda sacra può essere elevatrice dello spirito, l' uso che sì fa di ogni cosa, può modificarne le sue funzioni. Anche gli scopi più popolari, come il semplice rigenerarsi dalla stanchezza del duro lavoro, o conviviali e festaioli, chiamiamoli... le gioie della vita, che sono parte integrante di ricorrenti cronache antiche, sì aggiungono agli usi che sì facevano del vino nel mondo medievale.

Tra l' anno 1200 e il 1600 spadroneggiava la moda delle spezie sia orientali che mediterranee, rare e preziose, forti o dolci, come la cannella, i chiodi di garofano, Coriandolo e cardamono, che venivano miscelate in varie proporzioni con vino, miele o zucchero . Tant'è che il vino aromatizzato per eccellenza venne denominato Ypocras, dal nome di Ippocrate, medico ed aforista greco ( 460 a.C. - 377 a.C. ) considerato "il padre" della medicina.
Esisteva già nella antichità un elite di vini, profumati e fruttati per i bianchi e tannici, forti o corposi per i rossi, i quali erano scelti spesso a seconda delle caratteristiche del personaggio di chi li consumava. Nonostante non esistessero ferree regole, è un esempio tipico e ricorrente, il vino bianco dolce e profumato per il raffinato commerciante, per la giovane donzella o per una principessa..., ed un rosso "potente ed austero" per il cavaliere templare, il comandante militare o... anche per un Re!
Naturalmente, in contesti completamente differenti, (nel medioevo non sì sprecava nulla) era sovente incontrare i vini "dei poveri" nati da una comnistione di ogni sorta di uve, sia bianche che rosse, sia mature che acerbe, le quali davano vini, sia pure dal gusto non eccelso e dal colore chiaro o rosa pallido, ma che comunque erano vini sanissimi. Essi... rimanevano "la fonte" della gioia o felicità di chi comunque non avrebbe potuto permettersi di meglio!

Il vino, compariva come compenso degli ufficiali e degli abitanti dei castelli ed era dovuto ai lavoratori giornalieri agricoli tra la metà del X e la metà del XI secolo, e non da meno, anche come elisir della felicità e "della perfetta seduzione" sovente impiegato per gli incontri amorosi. (Su questo tema sì sono già spesi nei secoli, fiumi di parole...) per la gran parte pienamente condivisibil!

Il bicchiere
Nell alto medioevo si deve sottolineare che il vino si beveva perlopiù in piccoli contenitori di legno nelle frasche o taberne, e per i signori, spesso in metallo. (Le coppe) che erano in metallo, variavano dal bronzo all' argento, fino all' oro! Il legno era comunque per frequenza il più grandemente utilizzato, seguito dalla ceramica, i vari metalli, ed infine, ben più raramente... il vetro!
Non è giunta notizia sull' uso di coppe in ferro per il vino, perchè il ferro cedeva sapori negativi, o in acciaio, anche se già dal tempo dei romani, esisteva la conoscenza dell acciaio (lo chiamavano "il ferro buono"), conoscenza che riteniamo sì perse nel tempo per ricomparire al termie del medioevo nel 500 per la costruzione di cannoni (quasi tutti in ghisa) ed altri utensili, e poi quasi casualmente riscoperto e che divenne il ritrovato "chiave di volta" della rivoluzione industriale del 1700.
La grolla, da non confondere con la coppa dell' amicizia, (del tutto simile) è uno degli ultimi esempi utilizzati ancora ai giorni nostri, di contenitore in legno che sì usava per bere il vino, (tipico del periodo medievale ma di origini antecedenti), ed esempio ancora "vivente", il quale veniva spesso utilizzato da più persone alla stessa tavola, come il piatto per il cibo che era di frequente uno solo al centro del tavolo per l' intera famiglia.

Il bicchiere o meglio il concetto di bicchiere, ha origini misterico - religiose a tratti pagane. (La fata Morgana "XII secolo" o periodo 'Arturiano', era in grado di leggere verità e menzogne di chi vi beveva dentro). Il calice in vetro era già in uso in epoca romana e sicuramente apprezzato anche in epoca medievale dalle classi abbienti. Abbellito spesso da pietre preziose, ma usato con poca frequenza, a prescindere dal suo valore, sia perchè erano semplicemente in pochi a possedere un calice in vetro, sia per le mistiche credenze che condannavano ad infelici sventure chi per sbaglio ne rompesse un calice. Lo stesso valeva scaramanticamente, anche per i bicchieri in ceramica.

Durante la repubblica Marinara di Venezia (repubblica anch' essa dal sapore mistico, con le sue maschere) arrivate fino all' odierno carnevale, sì produssero i più bei bicchieri in vetro o cristallo, che permisero anche una degustazione neutra a causa del materiale particolarmente adatto, cosa altrimenti possibile solo nelle Coppe in oro, ma senza il beneficio della trasparenza, (che permette un esame visivo anche sul colore e la limpidezza del vino.)

Seppure più carismatica rimane la coppa in oro, nel mondo reale della relatività dei sensi, dove è forse più seducente un oggetto simbolico come una coppa in materiale prezioso, nelle tavole dei vescovi, monaci e... dei Re, appare invece, il bicchiere in cristallo a forma di tulipano... un oggetto neutro da un punto di vista del gusto, non carismatico come l' oro, ma speciale per eleganza e per rilevare ogni sfumatura sia visiva, che olfattiva e di sapore, e... simile agli odierni tulipani usati per le grandi degustazioni.

Il consumo che ne facevano i ceti popolari.
Premessa: Non un merito ma una grande fortuna o un dono.., era il nascere nobili o benestanti! Ma il poter degustare popolari vini... di grande qualità perchè... una divina annata agraria permise.. e il buon Dio volle..., fu un dono spesso concesso anche alle classi sociali più umili. Sì! Anche umili popolazioni rurali avevano con una certa frequenza "la fortuna" di poter bere vini che per bontà ispirerebbero anche un poeta... Inoltre, la storia narra che anche se i vini nobili erano a a volte veramente speciali, non furono sempre i vini più nobili ad essere anche i più apprezzati e bevuti...

Il vino veniva consumato prevalentemente nelle taverne, (attenzione, perchè nelle taverne "o taberne", entrarono e degustarono anche degli imperatori...) e questo dovrebbe essere un sottile suggerimento a non fermarsi alle apparenze, ma a gustare,.. per poter capire... scegliere... e forse amare! Questi, erano luoghi di ritrovo, di svaghi e di risse. Il ruolo ricreativo del consumo del vino viene confermato dal fatto che i giorni festivi si identificavano per il popolo, proprio con grandi mangiate e con grandi bevute nei periodi lontani da carestie.

(Salvo in periodo di carestie e della peste,) a testimonianza di una generale buona salute della popolazione e che il vino era una bevanda veramente sana e fortificatrice, o (bevanda della felicità), era la grande allegria che esso generava... ed il consumo smodato che se ne faceva alle feste popolari, come anche nei più eleganti banchetti dei signori... costume ben testimoniato da moltissime narrazioni ed anche da molte rappresentazioni pittoriche, (per non parlare dell' "intrigante" consumo che se ne faceva nei monasteri.)
Era normale bere anche oltre i 2 litri a persona, nel corso della festa o cerimonia, cosa ancora più eccentrica, considerando le loro stature generalmente molto più minute degli uomini di oggi. Simili consumi di vino sarebbero oggi quantità improbabili consumando vini industriali.

I modi di accostare i vini alle pietanze ed alle persone era molto diverso da oggi. Potremmo definirli bizzarri. Si pensava più alla salute che al gusto, quindi sì presumeva che i vini dai sapori "caldi" o forse molto alcolici, dovessero essere bevuti dagli anziani perchè anno un corpo più freddo, al contrario i giovani dovevano tenersene alla larga perchè li avrebbero surriscaldati ulteriormente e condotti alla vita dissoluta. Gli accostamenti dei vini sì facevano più in ragione delle temperature o periodo stagionale, infatti sì sceglievano in modo da equlibrare l' alimentazione tra cibi caldi e freddi, quindi, vini "freschi" con il caldo estivo oltre che con carni arroste, al contrario in inverno o in accostamento a cibi freddi sì sceglievano vini rossi o comunque caldi. Non meno importante era il carisma della bevanda, che poteva determinare il genere di bevitore. Al cavaliere militare si usava offrire un rosso corposo e potente, (non acquetta) la donzella e il commerciante cittadino, invece, potevano preferire un raffinato bianco, a volte dolce.

Nel passato "periodo dimenticato", bere il vino anche da una stessa vigna, era ogni anno "un evento"! Una esperienza interessante e sempre nuova. Seppur vero è che il terreno e che le viti sono sempre le stesse, non fu affatto vero che l' anno seguente avrebbero raggiunto il medesimo grado di maturazione, che la piovosità sarebbe stata uguale e che l' umidità relativa e le temperature fossero le stesse dell' anno prima. Non era sicura neanche la quantità di uva prodotta! Assaggiare il vino del nuovo anno, nonostante una certa somiglianza al vino dell anno prima, rimaneva sempre una piccola nuova esperienza o... "piccola sorpresa"! Ricorrente fu la frase.... Quest' annata è veramente... diversa!

Il Vino medievale, deciso e salubre, con la "spinta" di natura incontaminata e del cibo realmente sano, insieme alla festosa ricorrenza dai risvolti che potevano essere sia amorosi che sociali, aveva realmente un "mistico" grande potere... era il "fluido della felicità"! La bevanda che dava "sensazioni" che forse oggi non sì provano più!

Non per semplice narrativa quindi, ma per avvicinarci realmente a quel mondo ed al gusto medievale, e perchè riteniamo che la cultura, la filosofia e gli antichi valori del glorioso "periodo dimenticato" meritino di essere riscoperti, facciamo il possibile per rendere vivi, quegli antichi precetti!.

“ …et però credo che molta felicità sia agli homini
che nascono dove si trovano i vini boni… ”

Leonardo da Vinci (Pittore, ingegnere e scienziato: 1452 d.C. – 1519 d.C.)



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