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Le stagioni in vigna... come si concepiva
                                         il tempo ! La misurazione del tempo e delle satgioni agrarie nel Medioevo .

Il tempo nel medioevo era scandito dagli astri o luminari...
Naturalmente, il luminare superiore era il sole e quello inferiore era la luna.
Il romantico rintocco della campana ha pervaso ogni periodo del medioevo in occidente, (la campana è uno strumento antichissimo)
ma il suo utilizzo era una operazione svolta giorno e notte, sempre a mano, per scandire il tempo e dare l' avvertimento del giungere di un ciclo di preghiere (per es. i Vespri.)
Questi rintocchi di campana non hanno avuto però, sia nel giorno che nella notte, tempi regolari di ora in ora, se non a partire dal XIV secolo.
Anche la romantica e fioca luce della candela ha avuto un ruolo nel calcolo del tempo notturno medievale, mediante candele graduate le quali permettevano una certa scansione del tempo.
Nonostante una concezione astrale ancora praticamente tolemaica (Tolomeo astrologo ed astronomo greco periodo ca 100 - 175 d.C.) Il popolo rurale nel medioevo viveva in quasi assoluta simbiosi con i ritmi o cicli della natura che ne scandivano le incombenze. L'uomo di guerra o il cavaliere aveva gli obblighi militari che scandivano il suo tempo, quello ecclesiastico aveva i ritmi canonici e lavorativi (Ora et labora) ma per l'uomo popolare, il tempo è sostanzialmente regolato dal ritmo scandito dalle incombenze del lavoro nei campi: il giorno e la notte, le stagioni, la semina ed il raccolto.

Gli artisti medievali hanno ripetutamente rappresentato il calendario della vita contadina in affreschi miniature o pitture su tela, dove ogni mese è caratterizzato da un'attività: gennaio è il mese della festa e della tavola; febbraio quello del riposo davanti al focolare; a marzo si riprendono i lavori agricoli, si zappa e si taglia la vite; aprile è il mese della rinascita; a maggio il signore parte per la caccia o per la guerra; giugno è riservato alla fienagione e luglio al raccolto; agosto alla battitura del grano; settembre e ottobre sono i mesi della vendemmia e della semina; in novembre si fa la provvista di legna e si raccolgono le ghiande per il maiale, che verrà ucciso in dicembre. A queste attività venivano a sovrapporsi le ricorrenze popolari e religiose, che prevedevano obblighi, digiuni, astinenze, celebrazioni riti e feste.

Nel Medioevo i mezzi per misurare il tempo erano rudimentali e legati ai fenomeni naturali: venivano usate le meridiane e gli orologi ad acqua, le clessidre dal greco klepsydra: che nell'immaginario collettivo sono strumenti a sabbia, in realtà all origine e come indica il termine (ydra) funzionavano ad acqua. Orologi meccanici azionati con pesi sono comparsi solo a partire dal XIII secolo ed utilizzati in senso più generale dal XIV secolo in poi.

Il calendario usato era quello Giuliano ovvero degli antichi Romani con 12 mesi ma non cominciava a Gennaio, bensi il 1° Marzo. Intorno al 1600 si tornò al calendario Gregoriano con il primo mese dell' anno a Gennaio. Mai fu un unico universo il Medioevo, infatti non tutte le civiltà hanno applicato questi canoni, per i Bizantini per es. il primo mese dell' anno era Settembre. Da gennaio fino ad agosto, tutti i mesi hanno preso nome da divinità antiche (per es il Dio Giano per gennaio) Per il mese di febbraio è fatta un eccezione perche il mese prende il nome dal termine latino februare che significa purificare. Non è certa l' origine del nome del mese di Aprile anche se potrebbe avere rapporto con la nascita della vita , la dea Venere... maggio da Maja, (giugno da Giunone), Forse per Luglio ed Agosto dai due primi imperatori (Giulio, Augusto) Per gli altri mesi è semplice, da Settembre la loro collocazione nella graduatoria: così che il settimo era settembre, l'ottavo era ottobre, il nono era novembre, il decimo era dicembre.

In questo fiabesco "periodo dimenticato," nel vano tentativo di dare tempi costanti al concetto che il giorno durava 24 ore e andava diviso in 12 ore diurne e 12 ore notturne... (ciò è corretto ma avviene in modo perfetto solo in 2 giorni all' anno, cioè durante l' equinozio di primavera a Marzo e quello autunnle a Settembre.) In realtà, esclusi questi due momenti, le ore diurne erano sempre più lunge in estate e più corte di inverno. Esattamente l' opposto si verificava in inverno dove l' ora diurna era molto pià corta di quella notturna. Sì! un ora poteva durare dai 35 ai 75 minuti, a seconda che fosse estate o inverno, giorno oppure notte. La prima ora non era l' una del mattino ma erano le 6 del mattino (la 3° ora insisteva all' incirca alle 9 per intendersi.) Alle 12 la sesta ed alle 15 la nona ora. A questo modo (per noi oggi) bizzarro di interpretare il tempo dava forza anche l' orologio solare o meridiana che faceva sembrare che il sole misteriosamente corresse piu obliquo e veloce d' inverno e più verticale e lento d' estate.
E strano tutto ciò, ma gli uomini del "tempo dimenticato" avevano la loro alba solare come anche il loro tramonto tutto l'anno alla stessa ora.
In pratica, per centinaia d'anni, seguendo l' orologio solare o a meridiana, sì piegava anche il rintocco di campana, che non avveniva mai quindi, con cadenze regolari...

E una questione di punti di vista, ma potrebbero avere ragione proprio gli antichi che sapevano sempre che ora è sia in estate che in inverno rispetto all' inizio del giorno o al suo termine e che veramente le ore del giorno e della notte non sono affatto lunghe allo stesso modo, perchè realmente non lo sono, ma sono invece le moderne ore a confondere le idee, perchè sono altrettanto imprecise (per es. l' ora legale o solare?) e soprattutto calcolate senza considerare bene le posizioni cicliche astrali, ma solo per dividere un ciclo temporale (giorno e notte insieme in 24 ore) senza nessun altro riferimento e senza tenere conto del momento stagionale o reale del giorno o della notte sulla terra.

Insomma, le ore medievali, per quanto bizzarre o..."diverse" l' una dall' altra, erano forse più vere o autentiche delle ore moderne!

Ma come era la vigna medievale?
In realtà sono i differenti luoghi e proprietari che determinavano quale aspetto avesse la vigna e quante viti vi fossero piantate.

Nel contesto medievale, l' isolamento era la norma. Il feudo o azienda agricola - vitivinicola, era quindi un mondo un pò a se, del tutto autosufficiente e in qualche modo isolato dalle altre realtà sia economiche che sociali. Il feudo era un piccolo regno, quasi indipendente ed autonomo, tant' è che erano poco frequenti gli scambi commerciali per le eccedenze agricole se non per le esigenze dei feudatari, di beni di lusso quali armi e spezie, e dei cittadini che vivevano nei comuni e che non producevano prodotti agricoli ma altri servizi come attrezzi da lavoro, calzature ed abbigliamento.
Dalla azienda agricola facente parte del feudo, anche a causa del potere centrale medievale, scarso o quasi assente, nasce il castello o incastellamento, esigenza del feudatario di proteggere sia le proprietà terriere che anche i suoi lavoratori, quasi facenti parte del corredo di attrezzature e dei beni di proprietà della azienda. Cio risponde alla servitù della gleba, nata dalla opzione data insieme alla cessione di terreni, di avere anche forza lavoro garantita. Uomini liberi i servi della gleba ma solo dopo la rivolta contadina del 1524, comunque piu di forma che di fatto a causa degli ampi poteri rimasti al feudatario, così, di generazione in generazione essi rimanevano spesso, a lavorare i medesimi campi e i genitori avevano comunque l' obbligo di insegnare il mestiere di agricoltore alle generazioni successive.
Nei casi di feudatari particolarmente possidenti armati e carismatici, si aveva la sensazione che l' azienda agricola fosse quasi un piccolo regno. In taluni casi il feudatario aveva una tale forza che anche per il potere centrale era conveniente accordarsi su alcune questioni piuttosto che imporre le proprie decisioni...
Vicino alla azienda vitivinicola medievale, era contestuale quindi la rassicurante pesenza del castello...
In ogni caso, in viticultura non si impiegavano mai appezzamenti di terra eccessivamente grandi sia per lasciare spazio ad altre colture di sostentamento che per il problema del controllo. Scorrerie di animali e predoni erano frequenti, come frequente era la sorveglianza di addetti alla sicurezza nel periodo prossimo alla maturazione delle uve. Per quelle dei vini di qualità, era usanza piantare molto fitto, fino anche a ben oltre le 10.000. barbatelle per ettaro, ma nella maggiorparte delle produzioni, soprattutto quelle in gestione alle famiglie, esisteva una commistione di piante nel medesimo appezzamento di terreno. Sì, insieme alle uve, si potevano trovare cereali, verdure di vario genere zucche come anche fagioli e lenticchie. L' utilizzo promiscuo dei terreni era un fatto positivo per la fertilità e naturale produttività della terra, inoltre permetteva il sostentamento delle famiglie, e con le produzioni vinicole (spesso non consumate se non in parziale misura), era possibile pagare le tasse al feudatario in natura.


Nel X secolo con l’instaurarsi di nuovi rapporti tra proprietà e contadini, quali la concessione di fondi "ad meliorandum" che interpreta la pratica obsoleta ormai dell' enfiteusi ed i contratti di pastinato (la messa a coltura di terre incolte), oltre alla modalità di divisione del vino proveniente dai nuovi impianti, tra i coloni e la proprietà, nel reciproco interesse, i coloni disponevano quindi di maggiori quantità di vino da consumare o forse vendere, ed i proprietari, di maggiori quantità senza particolari sforzi. Ciò favorì la diffusione della viticoltura e provocò un grande aumento dei consumi.

L' agricoltura e la coltivazione della vite nel medioevo, è stata un fenomeno che in realtà ha avuto mille sfumature differenti nelle diverse zone, anche quando fossero vicine tra loro. La differente orogarfia dei diversi luoghi, il differente microclima e condizioni di lavoro, le differenti esigenze del coltivatore e del nobile, producevano spesso piccole differenze sui metodi ed i tempi di lavoro. Non esistendo la comunicazione moderna di massa, non esistevano metodi di lavoro realmente standard utilizzati dalla collettività di agricoltori. Anche la forma dei piu comuni oggetti agricoli, non era sempre la stessa... Ogni zona era almeno un pò, una piccola storia a se.
Fino all’XI secolo i contadini possedevano utensili in ferro solo in casi molto rari, mentre gli utensili in legno erano fabbricati in legno di bosso, dal IX all‘XI oltre ai numerosi utensili in ferro si riscontrano coltelli, falci, lance, punte di aratri, lesine e subbie, aghi per il sarto ed ami per la pesca.

I vigneti Medioevali. (Fonte parziale: Univ. studi di Siena)
I vigneti Medioevali venivano piantati dove possibile scavando solchi profondi, e infilando nel terreno delle semplici talee dell’anno prima senza radici, ad ogni ettaro nel nord Europa venivano piantate un enormità di piante mentre nel sud erano più rade e il conto scendeva a circa cinquemila. Non tutte le talee attecchivano e l’anno dopo gli spazi vuoti erano riempiti con talee coltivate in vivaio. Queste al momento dell’impianto avevano radici e si chiamavano barbatelle. Un altro modo per avere barbatelle era di interrare lunghi tralci delle piante già esistenti in modo da avere radici (margotta). La decisione importante riguardava la varietà da piantare, e la scelta cadeva nella scelta di mescolanze di varietà diverse per premunirsi contro la possibilità che uno o più raccolti andassero male. Ogni varietà aveva proprie caratteristiche, quindi c’erano viti che fiorivano tardi ed i frutti maturavano tardi, quindi in sede di vendemmia, per i vini commerciali e quelli per il pagamento delle gabelle, l’uva più matura cedeva zucchero e compensava la più acerba. La causa dei litigi tra padrone e fittavolo era dovuta alla necessità per i ricchi di avere del buon vino mentre i poveri ne volevano molto. Il vino bianco era considerato più pregiato del rosso (Tardo medioevo) al contrario nell alto mdioevo era il rosso più stimato e virile. I vini comuni generalmente avevano un colore chiaro o rosso pallido. Ciò riguardava i vini comuni o commerciali, da taberna e quelli per proprio uso e consumo, dove ogni sorta d' uva veniva pigiata insieme senza distinzioni, ma non riguardava però le produzioni di qualità! Il segnale dell’inizio della raccolta delle uve veniva dato dal proprietario della vigna, ma era anche controllata dai gendarmi comunali che sorvegliavano per ottenere buoni prodotti da mettere in commercio nelle varie rivendite cittadine. Al segnale dato con trombe o campane tutti andavano a vendemmiare. Si calcolava che venti vendemmiatori potessero coprire un ettaro di vigne al giorno. Si faceva vino bianco vergine oppure per ottenere vino rosso si faceva bollire il mosto con le vinacce in tini molto profondi.

Si pigiava direttamente l’uva nel tino, e spesse volte il mosto iniziava subito a fermentare producendo anidride carbonica, questo era un pericolo per la respirazione dei pigiatori. Occorreva abilità per giudicare se fosse meglio lasciare tutti i graspi insieme ai frutti o lasciarne solo una parte, maggiori tannini conferivano maggiore acidità al vino ossia gli conferivano più sapore e carattere, ma poi durante la pressatura delle vinacce l’operazione era resa difficile dalle parti solide dei graspi. Nel Medioevo solo le tenute dei nobili possedevano un torchio per le vinacce, questo attrezzo serviva ad estrarre dalle uve ca il dieci - quindici per cento in più di mosto (vino stretto). L’unico vantaggio era un maggior contenuto di tannino, che in ogni caso era tutt’altro che un pregio se il vino era fatto per essere bevuto subito. La trasformazione culturale rinascimentale e la ricerca della lunga conservazione del vino imposero l’aggiunta ai mosti del vino di torchio: il tannino era ed è una sostanza indispensabile per il vino da invecchiamento.

In età medioevale quando il vino aveva finito di fermentare l’unico scopo del produttore povero era quello di venderlo prima che andasse in aceto, quest’ultimo non aveva cantine dove stoccare il prodotto, in aggiunta le botti che possedevano era malridotte e potevano avere forti trasudazioni se non vere e proprie perdite, in ottobre poi faceva ancora molto caldo ed i carrettieri durante il trasporto al mercato, avevano molta sete...

Il perfetto contrario si verificava invece nelle cantine dei Nobili, dei latifondisti e in quelle della chiesa. Nelle fresche e protette cantine il vino ricavato da selezionate e ben mature uve, riposava nelle botti in rovere o in castagno di ottima qualità o in tini in pietra e maturava in pace al riparo dal sole e dagli eccessi di calore estivi. Il compito o meglio, l'impiego di questo vino non era certamente quello di essere venduto, semmai quello della meditazione e... seduzione ! Sì! Meditazione spirituale o laica che fosse, il buon vino poteva anche sedurre il popolo sul proprio status sociale, sedurre gli amici ed i commensali sulla propria raffinatezza, carattere o cultura... il buon vino, poteva sedurre... anche una donna!

I meravigliosi cicli stagionali con i loro colori e ritmi colturali, la grande importanza data alla misteriosa luna, i popolani festeggiamenti, il cibo e il vino sanissimo, insieme... al rintocco a cadenze irregolari della campana ed alla tenue luce notturna della candela graduata che misurava il tempo, davano un senso mistico alla vita dell' uomo sulla terra, anche perchè era evidente gia da allora che i cicli naturali avevano i loro ritmi regolari o divini... e semmai l' uomo non riusciva ad imbrigliarli in modo preciso..., i 5 o meglio (6) sensi dell'uomo per nulla distorti da alcun pensiero o prodotto moderno... Tutto ciò... probabilmente apriva mente e cuore e permetteva sensazioni che oggi forse non si ritrovano più!

Non per semplice tradizione, ma per avvicinarci realmente agli usi e costumi medievali, e perchè riteniamo che i cicli e metodi o fondamenti agrari medievali hanno un grandissimo valore, facciamo il possibile per promuovere quegli antichi trattati!



“Le stagioni sono quello che dovrebbe essere una sinfonia:
quattro movimenti perfetti in intima armonia l'uno con l'altro.”

Arthur Rubinstein (1887 – 1982)
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