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L' uomo, "vivere" nel medioevo... !
                                             Pensieri, Valori ed umano sentire del glorioso "periodo dimenticato"...

Il modo di percepire la vita ed il tempo nel medioevo, è stato molto diverso dai giorni di oggi.

Prestando attenzione alla storia del tempo, alle cronache ed alle leggende, crediamo che non solo qualcosa si può comprendere, ma che si può entrare nel passato, quasi fino a "respirarne" l' ambiente.
L'uomo "medio" medievale era ben coscente dei propri limiti e debolezze, l' obbedienza assoluta, il non sapere leggere o scrivere, il non saper rispondere ad importanti perchè, ma... aveva però, la "conoscenza dell universo che lo circonda", era autosufficiente! Ovvero, conosceva le stagioni agrarie, era un buon artigiano, sapeva come condurre più attività agricole, accudire ad animali di differenti generi, sapeva tessere un abito, conosceva le piante, bacche e i funghi, le stagioni... sapeva fare il vino!

L' uomo medievale non sapeva spiegare la "temperatura" ma descriveva il caldo ed il freddo, non capiva "il tempo" ma ne descriveva le stagioni, non sapeva.. non si sapeva..., ed ogni cosa veniva raccontava quindi, in modo differente da oggi o.. in un certo medievale qualmodo...!

Il problema più difficile da superare nell' interpretazione o nel filtrare le molte informazioni risalenti al periodo medievale, non è tanto il problema dell' uso diverso che si faceva dei nomi e delle cose sia nella quotidianità che nella forma scritta, ma è che quasi ogni canale interpretativo disponibile, non è libero da influenze personali del "comunicatore" del tempo.

Cosa vuoldire questo?
Vuoldire che chi faceva un dipinto, riferito al vino o ad altro, era come minimo influenzato dal suo gusto personale nel ritrarre una situazione medievale, (poco male) ma.. l' opera d' arte su ordinazione imponeva restrizioni obblighi o raccomandazioni che poco spazio lasciavano ad una vera libertà interpretativa su una rappresentazione grafica o pittorica espressamente richiesta.
Un riferimento pittorico medievale europeo validissimo è Albrecht Dürer (Norimberga, 21 maggio 1471 – Norimberga, 6 aprile 1528) perchè era un perfezionista nel riportare ritratti ed immagini medievali. Anche se nato dopo il termine del periodo medievale convenzionalmente riferito, considerando che alle porte del 700 quasi tutto restava uguale o immutato come nel 400, un altro pittore perfezionista nel riprodurre contesti praticamente medievali è il Rembrandt "Pittore olandese" (Leida, 15 luglio 1606 – Amsterdam, 4 ottobre 1669.)
Questi Artisti hanno impresso la realtà medievale in pitture ed incisioni che sono valide come delle fotografie seppure non esisteva in quel tempo la tecnica fotografica.

E il manoscritto?
Per gli scritti, sia di orientamento sacro che profano, apparte i trattati enologici, precisi ma privi della carica spirituale o emotiva del tempo, esiste quasi il medesimo problema: Il comunicatore decide cosa fare scrivere, non perchè ciò che è scritto, sia vero, ma per raccontare una storia, o peggio una versione dei fatti, a volte infedele, a volte mendace, (a volte verissima) per proteggere la propria dignità o semplicemente i propri interessi. Da questa "infezione letteraria" non sono immuni nemmeno i censimenti, le cronache storiche o i racconti di guerra.
Immuni invece, sono i testamenti, i progetti tecnici, le ricette mediche o culinarie ed i decaloghi enologici, seppure di valore tecnico elevato ma di ben più modesto valore umanistico rispetto ad un grande racconto...!
E la scultura?
Si tratta ancora di opera artistica su ordinazione.... il committente, quasi sempre ricercava una autocelebrazione, esagerando su dimensioni, bellezza e forza fisica. Insomma, fidarsi è bene, non fidarsi completamente è meglio.
E la leggenda?
Benissima, anzi, bellissime..., ma rimangono pur sempre leggende! Se volessimo dare un valore empirico di affidablità, potremmo dare al massimo 7 - 8 punti su 10!

E la reliquia?
Misteriosa, carismatica, mistica, apparentemente nulla di valore concreto da esaminare, perchè rappresentazione di un credo, un sogno o una speranza. Ma... inconsapevolmente la reliquia è una prima testimonianza VERA dell' umano sentire del tempo, perchè non è inquinata dal fatto di essere stata prodotta su ordinazione o su misura, non è schiava di racconti modificati da interessi economici, o gonfiati a proprio piacimento, essa non è nemmeno il prodotto di fantasie, ma di qualcosa di ben diverso e più importante: La suggestione! Che è un prodotto AUTENTICO dell' umano sentire del tempo... è una cosa alla quale la gente credeva più o meno intensamente... perchè anche gli altri ci credevano. La fede nella reliquia era un autentico fenomeno collettivo!
Mentre i teologi musulmani hanno sempre osteggiato e condannato il culto delle reliquie ( ed il consumo del vino), fra le reliquie più famose (mai ritrovate), della cultura cristiana, in riferimento al vino, sì annovera una giara in cui Gesù aveva mutato l’acqua in vino a Cana ed anche la coppa del cristo, in particolare secondo la tradizione medievale del sacro Graal, essa è la coppa per il vino con la quale Gesù celebrò l'Ultima Cena .

Ma una o molte reliquie, seppure possono svelare molto sulla sensibilità umana dell' epoca, non possono essere risolutive o le chiavi di volta per comprendere come l' uomo percepiva la propria esistenza nel medioevo.
Allora, dove trovare una buona fonte per la comprensione dell' umano sentire medievale e del significato sociale del vino , scavando sia pure a tutto campo nel passato?
A volte, misteri ed enigmi, apparentemente senza via d' uscita, trovano le proprie risposte nei modi più impensati!

Nel caso del glorioso "periodo dimenticato" è infatti possibile tastare il polso della realtà, seppure attingendo alle numerose fonti con prudente moderazione.

Le ricette antiche di cucina, o i precetti medievali di agricoltura o su come produrre il vino, ascoltare la musica medievale, possono essere una "porta d' accesso" al passato .
Esiste però un canale, una fonte addirittura scritta, che fornisce in modo del tutto inaspettato ed altrettanto involontario, un immensa e reale immagine dell' " umano sentire medievale," con qualche riferimento anche sul vino.

Libera da interessi di parte, libera da vergogne, dal desiderio di boria, libera dalle restrizioni del committente... dal desiderio di edonizzare lo scrittore. Anche nella distorsione del racconto, emerge pregno, quasi palpabile, l' umano sentire autentico del tempo! Questa fonte è quasi invisibile perchè è prorio sotto gli occhi di chiunque sappia leggere e scrivere, un pò come chi cerca gli occhiali e non li trova semplicemente perchè li ha già sulla punta del naso.
Da questa fonte di conoscenza sono purtroppo escluse le giovanissime generazioni che sono state, dopo più di 1000 anni di ininterrotta continuità, per la prima volta, completamente rese all' oscuro di questa meravigliosa esperienza, soffocata dalla nuova sia inutile che distruttiva cultura, fatta di cartoni animati privi di storia, film privi di storia ed altri racconti privi di storia e per giunta privi di senso o del più basilare fondamento educativo (Spongeboob!)

Ma di quale fonte parliamo noi?

Parliamo della Fiaba !

Sì!! La fiaba o le cosiddette favelle, favole e novelle. I racconti che ci leggeva la mamma o la nonna e che anche nei cartoni animati di Walt Disney, che nella maggiorparte di noi certamente si ritovano impressi.
Molti non lo sanno, ma una enorme mole di fiabe che abbiamo sentito da bambini già sonnecchiando, quando ci mettevano a letto, sono veramente molto antiche e sì fa menzione del vino ! Sì, sapevamo già da bambini che sono vecchie storie, ma in realtà quasi nessuno oserebbe pensare che una favola della nonna abbia 600 o addirittura 1000 anni. Facciamo qualche esempio:
Cenerentola !

Per chi non mastica storia moderna o cultura in modo più o meno generale, cenerentola corrisponde a Cindarella, una bella canzone degli anni 80° o un cartone animato - vecchio film di Walth Disney del 1950 Il racconto di Disney viene (forse erroneamente) attribuito al francese Pierrault ma noi crediamo che egli si sia riferito o ispirato nel creare il film, proprio alla versione dei fratelli Grimm al quale più somiglia (F.lli Grimm Nati in germania, Cenerentola è una fiaba del 1816.)
Versione più antica, è certamente quella del Pierrault, Nato in Francia nel 1628, Cenerentola è pubblicato nel 1671.
Della stessa fiaba abbiamo una versione ancora più antica di quella del Pierrault.
La Cenerentola di Giovannibattista Basile, nato nel 1566 e pubblicata dopo la sua morte dalla sorella del Basile. Di una favola che sembra quasi moderna, siamo arretrati già alle porte del medioevo... Altri esempi: Hansel e Gretel e Pollicino!
Il Pollicino di Perrault, pur essendo certamente ricollegabile a radici medioevali comuni a quelle di Hansel e Gretel, dei fratelli Grimm, reinterpreta questo tema con riferimento alle grandi carestie sotto il regno di Luigi XIV, dovute alla "piccola era glaciale" verificatasi fra il 1687 e il 1717 in Europa

Hansel e Gretel: La fiaba
C’era una volta… un povero taglialegna che abitava davanti a un gran bosco con sua moglie e i suoi due bambini; il maschietto si chiamava Hansel, e la bambina, Gretel. Egli aveva poco da metter sotto i denti, e quando ci fu nel paese una grande carestia non poteva neanche più procurarsi il pane tutti i giorni. Una sera, che i pensieri non gli davano requie, ed egli si voltolava inquieto nel letto, disse sospirando alla moglie: “Che sarà di noi? Come potremo nutrire i nostri poveri bambini, che non abbiam più nulla neanche per noi?” “Senti, marito mio,” rispose la donna, “domattina all’alba li condurremo nel più folto della foresta: accendiamo loro un fuoco e diamo a ciascuno un pezzetto di pane; poi andiamo al lavoro e li lasciamo soli: i bambini non ritrovano più la strada per tornare a casa, e ne siamo sbarazzati.” “No, moglie mia,” disse l’uomo, “questo non lo faccio: come potrei aver cuore di lasciare i miei figli soli nel bosco! Le bestie feroci verrebbero subito a sbranarli.” “Pazzo che non sei altro,” diss’ella, “allora dobbiamo morir di fame tutti e quattro; non ti resta che piallare le assi per le bare.” E non lo lasciò in pace finché egli acconsentì. “Ma quei poveri bambini mi fan pietà!” disse l’uomo.....

Hans Christian Andersen (danimarca inizi 1800) con:
La piccola fiammiferaia: La fiaba
È la notte di Capodanno. La Piccola Fiammiferaia è in strada, al freddo, a tentare di vendere fiammiferi. Non ne ha venduto ancora neppure uno e sta gelando, ma non osa tornare a casa perché teme la reazione che il patrigno avrebbe vedendola rientrare senza un soldo di incasso. Cercando disperatamente di scaldarsi, la Piccola Fiammiferaia inizia ad accendere qualche fiammifero. Per ogni fiammifero acceso, un'immagine appare davanti a lei, sparendo poi quando la fiamma si spegne; prima le appare una stufa, poi un tavolo imbandito, poi un albero di Natale. Quando una stella cadente attraversa il cielo, alla Piccola Fiammiferaia torna alla memoria la nonna morta, che era solita raccontarle che ogni stella cadente è un'anima che vola in Paradiso. Accendendo un nuovo fiammifero, la bambina vede sua nonna; per prolungare quella visione, accende velocemente tutti i fiammiferi. Quando anche l'ultimo fiammifero si spegne, la Piccola Fiammiferaia sogna di essere portata in cielo dalla nonna. Il suo corpo senza vita viene ritrovato il mattino seguente nella neve, con un sorriso in volto e un mazzetto di fiammiferi spenti in mano.

Cappuccetto rosso: (Pierrault, Fratelli Grimm... ma scritta più anticamente anche da altri scrittori)
La fiaba ha origine nel contesto di un'Europa periodicamente flagellata da terribili carestie (siano d’esempio il caso della carestia francese del X secolo e della Grande carestia del 1315-1317).

Cappuccetto rosso: La fiaba
C'era una volta una dolce bimbetta; solo a vederla le volevan tutti bene, e specialmente la nonna che non sapeva più che cosa regalarle. Una volta le regalò un cappuccetto di velluto rosso, e poiché‚ le donava tanto, ed ella non voleva portare altro, la chiamarono sempre Cappuccetto Rosso. Un giorno sua madre le disse: "Vieni, Cappuccetto Rosso, eccoti un pezzo di focaccia e una bottiglia di vino, portali alla nonna; è debole e malata e si ristorerà. Sii gentile, salutala per me, e va' da brava senza uscire di strada, se no, cadi, rompi la bottiglia e la nonna resta a mani vuote." "Sì, farò tutto per bene," promise Cappuccetto Rosso alla mamma, e le diede la mano. Ma la nonna abitava fuori, nel bosco, a una mezz'ora dal villaggio. Quando Cappuccetto Rosso giunse nel bosco, incontrò il lupo, ma non sapeva che fosse una bestia tanto cattiva e non ebbe paura....

Nel contesto di queste ed innumerevoli altre fiabe si entra così a piè pari in un universo di origini medievali che nulla risparmiava nei racconti ai bambini. Favole e leggende... ma che raccontavano i fatti del tempo e spesso, dovevano essere dei veri insegnamenti di vita o ammonizioni...

Gli esempi riportati sono solo alcune delle favole più conosciute ed associate ai periodi più difficoltosi medievali, ma vi sono centinaia... migliaia forse di racconti, favole e novelle, in contesti fiabeschi... e con un lieto fine... dove nonostante tutte le peripezie, gli interpreti, quasi sempre i buoni.., superate le difficoltà, organizzarono un lauto banchetto, brindarono copiose volte ( crediamo con un buon vino) e... vissero per sempre felici e contenti!

(Tra parentesi, anche nelle favole antiche come quella di cappuccetto rosso, si parlava del vino per la salute della nonna...)

Nel "periodo dimenticato" anche il modo di scrivere e quindi quello di leggere, era leggermente differente da come sì legge e sì scrive oggi.
Non perchè sì scrivesse in latino o in lingua volgare come a partire dal Dante Alighieri (considerato il padre della lingua italiana) , alla fine del 1200 o del Boccaccio (secolo 1300,) ma perchè, nell' ambiente medievale, il significato delle parole e dei nomi era diverso... o più direttamente collegato all' uso che se ne faceva. Secondo un principio del tutto medievale i nomi erano conseguenza delle cose (nomina sunt consequentia rerum.)
In pratica la scodella era per "scodellare" e il "coltello" era non tanto per tagliare ma.. per "coltellare" come la zappa per "zappare."

Anche nelle antiche fiabe, nelle versioni originali, sì può 'respirare' un clima particolare, creato da un linguaggio semplice, significativo e pieno di aneddoti, i quali in buona misura, traspaiono ancora nelle moderne traduzioni. Nella fiaba sulla falsa riga di Hansel e Gretel, anche Pollicino era figlio di taglialegna... "Pollicino" (era quindi dal significato del suo nome,) il più piccolo di sette fratelli, e... l' ospitalità della donna buona di cuore ai 7 fratelli, ma il marito era un orco, indicava chiaramente (per aneddoto,) di non fidarsi del tutto degli ambienti estranei e degli estranei, anche se sono cordiali e gentili.

L' umano sentire nel glorioso periodo 'dimenticato' non conosceva i concetti di chimica o tecnologia, quindi anche nei testi sia enologici che medici, come anche nei semplici racconti, si utilizzavano esclusivamente le sensazioni umane come quella del caldo o del freddo o dell' umido e secco, amaro , pungente o dolce, in associazione alle qualità o ai principi salutari ( anche del vino), essi non solo erano una forma descrittiva, ma si consideravano costituzione o parte dei principi attivi delle sostanze (valenza funzionale o terapeutica). Inoltre per indicare una pianta (anche una vite) buona o dolce, essa si indicava come domestica, al contrario, se era particolarmente acida o amara, essa era descritta come pianta selvatica. Si! Sia le descrizioni dei racconti come anche le spiegazioni mediche, scentifiche o botaniche che siano, avvenivano in questi termini. La sensazione che si puo provare leggendo antichi testi, e quella di rivivere un fiabesco ed antico mondo dimenticato!

Amare veramente il medioevo è possibile... sorseggiando un buon vino fatto con metodi antichi e contemporaneamente, leggendo con molta attenzione le favole e le antiche novelle ! Sono proprio i racconti riservati ai bambini, che, sinceri e semplici suggerimenti di vita del tempo... raccontando, descrivono, spiegano... insegnano (nei medievali modi) e nella sostanza senza nulla nascondere !
Vi troverete, non solo i cibi e vini... gli "odori", i luoghi, le sensazioni e gli esseri umani che vivevano quelle storie... ma le realtà vissute dei rispettivi periodi descritti, con le miserie, i sentimenti, le speranze ed i sogni dei bambini e... degli uomini di quel tempo!


Non per semplice tradizione, ma per avvicinarci realmente agli usi e costumi medievali, e perchè riteniamo che gli scritti di quel passato hanno un grandissimo valore, facciamo il possibile per reinterpretare fedelmente il senso di quegli antichi racconti, favole e novelle!



Grande è la fortuna di colui che possiede
una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico.

Molière (1622 – 1673)
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